Counseling,  Virginia Vandini

LA MAGNIFICENZA DEI GIOVANI GRAZIE A UN ATTO DI ASCOLTO

Sempre più spesso sento dire che i giovani di oggi sono allo sbando, indolenti, incapaci di provare emozioni.

Attenzione!!! Questo pensiero, questa modalità di sentenziare sono molto pericolosi. Si rischia di perdere di vista la bellezza e le potenzialità insite in ogni essere umano, specialmente nei ragazzi che racchiudono il nostro presente e portano in sé i semi del futuro che sarà.

A tal proposito voglio raccontarvi la storia di Francesco che, appena adolescente, ha perso la mamma. L’ho seguito fino all’altro giorno attraverso dei colloqui di counseling e il risultato della sua elaborazione è stato sorprendente.

Ma partiamo dall’inizio. Gaia, la mamma di Francesco, viene meno in tempi e modi violenti. Dopo vari tentativi di uscire dal tunnel della droga decide inaspettatamente di togliersi la vita. Incontro Francesco dopo circa un mese dall’evento. Il papà è molto preoccupato per lui. Mi dice che ha perso ogni interesse, non riesce più a concentrarsi nello studio e si è isolato dagli amici. Quando lo vedo la prima volta ha lo sguardo triste, vuoto e allo stesso tempo colmo di lacrime che fatica a trattenere. Come si siede infatti comincia a piangere e confessa il suo senso di colpa.

Ritiene che la morte della mamma sia anche una sua responsabilità perché il giorno prima che si suicidasse gli aveva chiesto di vederlo e lui glielo aveva negato. Era arrabbiato con lei per i suoi comportamenti ambivalenti.

Tra i singhiozzi afferma: “se l’avessi vista sarebbe ancora qui con me. Se n’è andata troppo presto. Avevo, ho bisogno di lei!!”.

Partiamo da qui, da un dolore quasi troppo grande per la sua giovane età. Ma Francesco è coraggioso e, un po’ alla volta, sente che può fidarsi del nostro spazio, può permettersi di aprire il suo cuore straziato e trovare ascolto, trovare comprensione, trovare un nuovo se stesso. Settimana dopo settimana la sua visione delle cose inizia a trasformarsi fino a raggiungere le consapevolezze riportate nel nostro ultimo incontro.

Entra nella stanza guardandomi con i suoi occhi color nocciola che sprigionano innocenza e tanta saggezza. Al posto del vuoto ora c’è uno splendido sorriso. Silenzio. E poi, con voce ferma e sicura esclama:

“Sai Virginia, ho capito. So che può sembrare brutto a dirlo, però io ringrazio mia madre perché liberando lei, ha liberato anche me. Il suo non è stato un gesto egoistico ma di profondo amore. Lei vuole solo che io sia felice. E ora lo sono. Sento che lei è qui vicino a me, è sempre vicino a me. Sono orgoglioso di non essere scappato dalla mia sofferenza ma di averla riconosciuta, accolta e attraversata grazie al tuo aiuto perché mi ha dato la possibilità di benedire e onorare la mia storia. In questo momento percepisco una grande forza e il desiderio di dedicarmi a tanti progetti, innanzitutto la scuola e la mia passione per la musica”.

Delle lacrime di gioia rigano il suo volto e anche il mio. La catarsi emotiva è talmente densa che ogni parola risulta superflua e fuori luogo.

Ecco la magnificenza di un’anima all’inizio del suo viaggio sul pianeta terra se ce ne prendiamo cura con delicata attenzione, senza ingerire, senza pontificare, senza imporre.

Francesco è solo un esempio di come anche di fronte a una tragedia si possa fiorire e celebrare l’esistenza in ogni sua forma, a prescindere dall’età. In particolare, i ragazzi hanno profondità e capacità di visione straordinarie.

Teniamolo bene a mente prima di giudicarli, di condannarli, di metterli all’angolo con i nostri schemi. Teniamolo bene a mente sempre se crediamo, vogliamo un futuro diverso, un futuro migliore. Perché ciò che loro sono e saranno dipende anche da come noi scegliamo di essere con loro.

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