La via dell'invisibile,  Virginia Vandini

8 MARZO 2020

È un tempo strano questo, un tempo che c’invita a fermarci e a riflettere come forse non accadeva da tanto. Non tutti possono viverlo allo stesso modo. Ci sono persone in ospedale che stanno combattendo tra la vita e la morte, altre invece, complice il fermo delle attività e le belle giornate, approfittano per riscoprire degli hobbies seppelliti, sistemare un vecchio album di foto, guardare film o leggere libri che aspettavano speranzosi sui comodini. Non so se la mia è deviazione professionale, però sembrerebbe proprio un ulteriore tentativo, l’ennesimo della natura, di riequilibrare qualcosa che si è rotto. Non è bastato l’incendio in Australia che ha estinto miliardi di animali, lo scioglimento dei ghiacci, milioni di alberi sradicati. Niente di tutto questo ha fermato la corsa incessante dell’essere umano a fare, produrre, conseguire profitto attraverso logiche di calcolo, vantaggio e competitività esasperata.
Sono anni che parliamo dell’importanza di ricontattare il femminile nelle sue qualità di ascolto, passività, accoglienza e accettazione per il vero benessere dell’umanità. Ma chiaramente non siamo riusciti nel nostro intento. Come non ci sono riusciti grandi pensatori e maestri spirituali. Il processo in atto di consumismo sfrenato si trova(va)? a uno stadio troppo avanzato e gli appelli di rivedere scelte e comportamenti sono arrivati quando ormai era tardi.
Il coronavirus è, nella mia visione, un’ulteriore possibilità, sicuramente difficile, di fare esperienza del femminile. Il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità l’altra sera durante la trasmissione Porta a Porta invitava le persone di ritrovarsi nelle cose semplici, di essere in ascolto, di riposare e di dedicarsi a quelle attività che fanno bene all’anima, come curare le piante, cucinare, dipingere, leggere.
C’è stato bisogno di arrivare a una soluzione così estrema perché il pianeta, che non è un oggetto materiale ma un’entità spirituale, ci ha parlato fino a questo momento e non siamo stati in grado di fare alcun mutamento significativo. Tanti criticano la paura. Ma, allo stato attuale, sembrerebbe che per l’umanità sia la paura a generare proprio il cambiamento.

A tal proposito Einstein sosteneva che “la crisi può essere una vera benedizione per ogni persona e per ogni nazione, perché è la crisi a portare progresso. La creatività nasce dall’angoscia, come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che nasce l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato. Chi attribuisce le proprie sconfitte e i propri errori alla crisi, violenta il proprio talento e mostra maggior interesse per i problemi piuttosto che per le soluzioni. La vera crisi è l’incompetenza. Il più grande difetto delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel trovare soluzioni.
Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. Senza crisi non ci sono meriti. È nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora; senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera. Parlare di crisi significa promuoverla; non parlarne significa esaltare il conformismo. Cerchiamo di lavorare sodo, invece. Smettiamola, una volta per tutte, l’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla”.

In questo giorno dedicato alla donna che incarna la dimensione femminile il mio augurio è che tutti gli esseri umani possano superare questo momento arricchiti dalla consapevolezza che una vita diversa non solo è possibile, è necessaria e ognuno, attraverso l’esempio, può dare il suo personale contributo alla creazione di un nuovo mondo.

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