Counseling,  La via dell'invisibile,  Virginia Vandini

COLTIVIAMO LA MEDESIMEZZA

Durante gli incontri di questi giorni uno degli argomenti principali è stato quello del coronavirus e mi ha colpito soprattutto ascoltare le riflessioni di alcuni giovani.
Il loro primo pensiero va ai nonni. Evitano di incontrarli per timore di contagiarli e causarne così la morte…

Ecco, l’ho nominata, la morte, la vera responsabile di questo panico collettivo. È evidente che la paura di morire (non il virus) è la protagonista. A tal proposito nascono nuovi riti scaramantici come lavarsi le mani ogni tre per due, disinfettarsi, salutarsi a distanza, indossare la mascherina.

Il nemico questa volta è qualcosa di invisibile, non puoi vederlo, toccarlo, ascoltarlo, ma in teoria, potrebbe essere ovunque. Così chiudono manifestazioni, musei, stadi, scuole, negozi. I supermercati vengono presi di assalto e nelle strade è come se ci fosse il coprifuoco.

Per alcuni questo contatto più tangibile con la morte diventa il pretesto per concedersi quello che si è da sempre negato. Della serie: “Se non lo faccio ora, quando?”.

È quasi scontato dire che questa storia ci sbatte in faccia la nostra vulnerabilità.
A tal proposito mi tornano in mente le parole del Frate nel Marchese del Grillo poco prima che venisse decapitato: “ci crediamo padroni del mondo, quando invece non siamo padroni di un c****” .

Di fronte a tutto questo come comportarsi?
Tra continuare come se niente fosse e barricarsi in casa senza vedere più niente e nessuno, c’è un territorio di mezzo, chiamato medesimezza, che ognuno di noi dovrebbe coltivare e conseguire.

La medesimezza è quella condizione di centratura dove non ci sentiamo sbilanciati in un senso o nell’altro ma pensiamo, agiamo secondo una visione in cui tutti gli aspetti sono inclusi, integrati.
Qui la morte, che è impersonata da un virus (generato da chi o da cosa non si sa bene), smette di essere un nemico da evitare, combattere o andare incontro con strafottenza.
È un simbolo del tempo, di tutti i tempi con cui dialogare per crescere, maturare, fare scelte.

Se è vero che siamo noi i sognatori del sogno, assumere il ruolo di vittime non farà che alimentare un simile scenario. Bisogna adottare quella saggia prudenza che non risponde agli allarmismi del mondo, ma a una sapienza più antica che risiede nel cuore di ognuno di noi.

In questo spazio la paura della morte e il conseguente attaccamento a persone, cose situazioni perdono la loro connotazione negativa e si trasformano in comprensione verso la condizione umana che nonostante i presunti poteri occulti, i giochi politici e le manovre economiche, è fonte inesauribile di amore, bellezza e creatività.

Sarà pure deformazione professionale ma in questo momento sento ancora più importante sconnettersi dai continui notiziari veicolati da video, telefoni, radio e TV per connettersi alcuni istanti alla conoscenza profonda dell’anima e trovare lì quella pace, quella sicurezza, quella gioia come stato naturale della coscienza.

La vita in cui ci troviamo e la stessa morte sono un passaggio.
Come essere in relazione con gli eventi in questo passaggio è il nostro potere, la nostra possibilità.

Virginia Vandini

26 Febbraio 2020

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