Counseling,  La via dell'invisibile

RAPPORTI CHE CI FERISCONO… FINO A CHE PUNTO?

Fino a che punto dobbiamo coltivare rapporti che ci feriscono? Ormai è noto ai più che l’altro ci fa da specchio. Se l’altro ci ferisce è perché sono ferita. Ok. Nessuno è vittima. Nessuno è carnefice. Nessuno è salvatore. Tanto per citare il famoso triangolo drammatico di Karpman che mette in evidenza la tossicità di queste modalità comportamentali.

Credo che reiterare relazioni in cui affiora puntualmente uno stato di dispiacere e malessere non sia dovuto, né necessario, né naturale. Ma neppure il contrario. Mi spiego meglio.

Spesso mi accade di ascoltare l’esperienza di persone che s’incagliano letteralmente in lavori, amori, amicizie perché devono capire e dedicano così un quantitativo considerevole di energia sul perché e il per come lei ha detto, lui ha fatto, loro hanno agito in un modo piuttosto che in un altro. Intanto la vita va avanti mentre si resta fermi lì, nello sforzo di trovare una spiegazione logica, una giustificazione a quanto accaduto.

In questi casi penso che non serva tanto capire, spiegare, giustificare quanto ringraziare l’esistenza per averci mostrato l’aspetto sul quale sono ancora fragile e decidere di coltivare altro senza rendere sbagliato niente e nessuno. Lasciar andare, senza attaccamento, è la via indicata da tutti i maestri spirituali. Facile a dirsi, difficile a farsi soprattutto quando la questione riguarda legami forti come quelli familiari.

Ma cosa significa lasciar andare? Qui bisogna fare attenzione a mio avviso. Lasciare andare non significa eliminare sistematicamente chi non ci piace, chi tocca le nostre vulnerabilità, chi “c’infiamma il neurone”. Lasciare andare è riconoscere ciò che è, prendersi la responsabilità dello stato che si è generato e scegliere di nutrire, dare attenzione a quello che mi fa bene (dando per assodato che ognuno di noi lo sappia). Questo può ma non obbliga a escludere qualcosa o qualcuno. Anzi. Riconoscere e prendersi la responsabilità implica, al contrario, includere l’esperienza come un momento fondamentale di crescita e maturazione. Il passo successivo non è univoco per tutti. Sono tuttavia convinta che ogni risposta sarà perfetta per quel tempo e per quello spazio.

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